Breve Storia del Partito Comunista di Goito
Premessa
Quando penso e parlo di quello che ha rappresentato l’esperienza del PCI a Goito la parola che uso più spesso è: umanità. Una storia scritta e interpretata da migliaia di cuori e anime che hanno creduto e lottato tenacemente e sinceramente per un ideale che a partire dal luogo dove vivevano, mettesse al primo posto valori come giustizia, equità sociale, solidarietà, speranza, dignità, amicizia, amore.
Per testimoniare e spiegare questo ideale nella sua parte più nobile, almeno dal mio punto di vista, ho scelto la lettera di commiato che la rivista mensile della Federazione comunista mantovana “La Tribuna di Mantova” dedicò sul numero 10 del Novembre 1978 alla figura del Segretario del Pci goitese Aldo Dallabella scomparso pochi giorni prima.
Aldo
“È trascorso poco più di un mese dalla tragica scomparsa del compagno Aldo Dallabella, segretario della sezione comunista di Goito. Lo vogliamo ricordare, anche se mai come in queste tristi occasioni le parole paiono vane e inutili di fronte a ciò che è avvenuto.
Chi era il compagno Dallabella? In quale occasione è avvenuto l’incontro di questo nostro compagno che ci ha prematuramente lasciati con il partito? Come egli ha vissuto, quale è stato il senso della sua milizia comunista?
Rispondere a questi interrogativi non è difficile, non fosse altro perché militanti come il compagno Dallabella costituiscono l’ossatura del Partito. La vita di questi compagni, le caratteristiche del loro essere militanti di un partito rivoluzionario, il senso del “fare”, dell’essere sempre disponibili, sacrificando il proprio tempo libero e, in qualche occasione, anche gli affetti si intrecciano e sono tutt’uno con la vita del partito. Il compagno Dallabella, come centinaia di altri compagni della sua generazione, ha incontrato il partito ancora giovanissimo negli anni duri e difficili delle lotte bracciantili. Da quelle esperienze di lotta e sacrifici è uscito temprato, acquisendo come moltissimi altri militanti la coscienza che per costruire, rafforzare e far fare dei passi avanti al partito e al movimento di classe, v’è bisogno non tanto del gesto, della fiammata,, dell’atto isolato, quanto di un lavoro paziente, tenace fatto di mille contatti personali, della fatica di fare anche l’attività più umile e di ascoltare la gente, di coglierne gli umori, le incertezze, le aspirazioni.
Di questi nostri compagni certo i libri di storia non parlano ma ad essi il partito deve molto.” 

I Luoghi storici del PCI di Goito

Fondamentali per la creazione dello spirito identitario del Partito Comunista goitese sono stati i luoghi dove i valori fondanti del movimento hanno potuto radicarsi, crescere e germogliare.

Il racconto deve necessariamente tenere conto che quel paese di Goito che hanno conosciuto i protagonisti di questa narrazione non esiste più. Si potrebbe dire, prendendo in prestito la canzone Il Ragazzo Della Via Gluck di Adriano Celentano che “Là dove c’era l’erba ora c’è una città, e quella casa in mezzo al verde ormai, dove sarà?”. Il paese e il suo territorio infatti, pur avendo mantenuto una forte componente agricola e preservato piuttosto bene le sue bellezze naturali, ha subito alcuni cambiamenti radicali che hanno sicuramente influenzato i suoi abitanti. Nel dopoguerra e fino ai primi anni sessanta, per esempio, pochissime persone possedevano un automobile o una moto e gli spostamenti erano in gran parte attraverso la bicicletta o a piedi. Questo fatto a mio parere, insieme alle condizioni economiche, ha sicuramente creato una compattezza molto forte fra le persone. Nei decenni successivi le aumentate possibilità di muoversi attraverso mezzi privati hanno contribuito ad una dispersione maggiore. Certamente gli anni ottanta con l’affermarsi del rampantismo, dell’individualismo sfrenato, e della corsa all’arricchirsi con ogni mezzo danno il colpo di grazia a quel modo di vivere e pensare, creando un disagio esistenziale che colpisce a fondo chi crede in un mondo diverso. I larghi spazi verdi e le praterie appena fuori dal centro storico sono stati largamente edificati, in particolare a partire proprio da quella decade. Goito nel 1951 conta 9750 abitanti. Vent’anni dopo saranno scesi di mille unità anche per l ‘emigrazione che ha portato molte persone lontano dalle campagne verso grandi città industrializzate come Milano e Torino. Dagli anni novanta, ed in particolare dal duemila, la crescita demografica porta la cittadina in riva al Mincio ad oltrepassare abbondantemente i diecimila abitanti aumentando quindi le aree residenziali e commerciali. Le zone storiche dove si tenevano le Feste de L’Unità quindi sono quasi tutte radicalmente cambiate dal punto di vista paesaggistico, e questo vale anche per le feste degli altri partiti politici o del ‘AVIS che generalmente si tenevano in uno spazio verde che ora è stato rimpiazzato dal Palazzo dell’ASL. Negli anni novanta è stata costruita e decentrata (anche per motivi di quiete pubblica) un’area feste in località Aquilone che ospita regolarmente feste ed eventi. Questo, oltre a portare indubbi vantaggi, tra i quali una struttura permanente disponibile per tutto l’anno, ha però “tolto” le radici a quelle feste popolari che rendevano vivo e pulsante il centro storico. Un altro cambiamento epocale riguarda la Strada Statale Goitese. Essa ha visto aumentare negli anni in maniera esponenziale il suo traffico, portando Goito ad una situazione drammatica per quanto riguarda l’inquinamento, la mobilità, l’ambiente, gli spazi aggregativi e la qualità della vita. Si sente un gran bisogno di modificare questa deriva fatta di paura, solitudine, indifferenza. La crisi della politica, partita molto tempo fa, ha lasciato campo aperto a queste sensazioni. Chiunque osservasse le fotografie dell’epoca storica di cui parliamo, sarebbe assalito da un senso di vuoto. Il calore che trasmettono non può lasciare indifferenti, quelle immagini devono essere il punto di partenza per la rinascita morale della nostra nazione.
Il Circolo Combattenti e Reduci
Uno di questi luoghi è il Circolo Combattenti e Reduci dove soprattutto nel secondo dopoguerra i rapporti tra i militanti si rinsaldano.
Il locale nel gergo popolare era da sempre conosciuto come “La Cooperativa”. Per conoscerne l’essenza bisogna fare un balzo indietro nel tempo e partire dagli anni vicini al 1870. È allora infatti che nascono le cosiddette “Società di Mutuo Soccorso”, soprattutto tra gli operai e i contadini, che aiutano le famiglie degli aderenti ad avere sussidi economici, per esempio in caso di forzata assenza dal lavoro per malattia. Questi tipi di società -a Goito ne nacque una nel 1873, a Cerlongo un’altra nel 1892 – insieme ai moti contadini del 1882 e del 1885 conosciuti come “La Boje” (ovvero “bolle”, la misura è colma) sono le fondamenta per la nascita del futuro movimento cooperativo.
Cos’è la cooperativa? Una società a capitale variabile costituita associando quanti hanno un medesimo bisogno eliminando gli intermediari in modo da procurare beni e servizi a prezzi inferiori a quelli praticati dal mercato. Questo movimento politico – sociale è diretto a superare forme di sfruttamento del mercato che dipende da posizioni di monopolio, attraverso un’associazione per categorie economiche. In Italia la Lega Nazionale delle Cooperative nacque nel 1886.
È appunto in questo contesto che a Goito l’otto settembre 1909 nasce L’Anonima Cooperativa di Consumo L’Unione con sede nell’antico Circolo Combattenti e Reduci situato in Piazza Sordello n°4. Non è possibile sapere con certezza quanti fossero gli aderenti, ma statisticamente nel mantovano le cooperative di consumo avevano tra i 100 e 200 iscritti. La cooperativa -divisa in due rami- si occupa della vendita di generi alimentari e di vino e bevande in genere; come tutte le organizzazioni di questo tipo, all’inizio si regge sul volontariato, per poi introdurre la figura del banconiere che viene assunto mediante concorso e viene stipendiato. Nei primi anni ’20 le organizzazioni economiche socialiste subiscono vari tipi di aggressione da parte fascista. Ne è prova la denuncia presentata congiuntamente dagli amministratori delle due cooperative goitesi (la seconda, chiamata Società Unione Cooperative fondata nel Marzo 1919 ha posizioni vicine al Partito Popolare) in merito all’obbligo di fusione per volere del fascio locale. A questo proposito nel libro Storia della Cooperazione mantovana dall’Unità al Fascismo si dice: il 15 maggio 1921 il signor Pasini del Direttorio del Fascio incontratosi con il banconiere Negri Ezio e Notari (Nodari) Epaminonda, Vice Presidente della cooperativa di consumo, ne imponeva la chiusura, sia per lo spaccio di generi alimentari quanto per lo spaccio di vini e liquori. Il 19 maggio il signor Moschini Giuseppe dava ordine di riaprire l’esercizio permettendo solo la vendita dei generi alimentari, con smercio di bevande non alcoliche e il vino solo da asporto. Questo fino alla riunione imposta del 26 maggio quando i due Consigli di Amministrazione si riunirono; il Direttorio del Fascio impose quindi la fusione delle due cooperative, con amministrazione scelta dallo stesso Direttorio; le assemblee generali dei soci dovevano prendere analoghe delibere pena la distruzione dell’esercizio. Venne pertanto presentata denuncia. Nel documento si citava il danno subito dal locale da parte fascista per mezzo di squadristi provenienti probabilmente dalle zone del poggese e del modenese: lire 2000 per danni a mobili ed arredamento. Nello stesso periodo venne devastata anche la Cooperativa di Maglio.
Qui di seguito è elencato l’ultimo organigramma indipendente del Consiglio di Amministrazione della Società Anonima di Consumo L’Unione:
Dottor Bonafini Tullio
Notari (Nodari) Epaminonda
Martelli Giuseppe
Pezzali Alceo
Barini Giuseppe
Marani Luigi
Martelli Alessandro
Petrini Giacomo
Briani Francesco
Belfanti Emilio
Notari Giovanni
Negli anni immediatamente successivi, in coincidenza con l’avvento al potere del fascismo, viene creato il Segretario Economico che ha facoltà di controllo delle organizzazioni sindacali ed economiche della provincia, con a capo Giuseppe Moschini di Goito. Il 6 aprile 1923 il segretario delibera la liquidazione del consorzio delle Cooperative di Consumo nonostante i bilanci siano in attivo. “Non servono le cooperative ma bastano gli esercenti”, viene detto chiaramente da parte del nuovo potere. Nei due decenni successivi il locale viene adibito a semplice bar, nonostante alcune foto d’epoca riportino l’insegna “Locanda”. Nel periodo attorno alla seconda guerra mondiale l’edificio è adibito a trattoria con la presenza nella parte anteriore di una pesa. Nell’immediato dopoguerra e precisamente nella prima settimana di ottobre del 1945, vengono ripristinate le antiche condizioni; questo fino agli anni a cavallo tra la fine dei ’50 ed i primi ’60 quando, per problemi economici, la cooperativa si dissolve. Al suo posto viene insediato un ufficio dell’ENAL, ovvero Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, per breve tempo. In seguito intorno ai primi anni sessanta, il locale diviene sede del Circolo Combattenti e Reduci, e in seguito diviene anche Circolo Arci. Dopo un periodo di chiusura dovuto anche ad un incendio che danneggia i piani superiori, verso la fine degli anni settanta la Cooperativa riapre. Nelle gestioni che si succedono il locale diventa un punto di riferimento molto importante per le nuove generazioni che arrivano nel piazzale con le Dyane 2CV e le Vespe PX. Nelle sale interne si possono trovare giornali, flipper, biliardino, juke box e biliardi. Viene ripristinato l’antico appuntamento del Rancio del Combattente che si tiene la sera del quattro novembre. Tra le varie attività e iniziative: corsi di sommelier, tornei di briscola, tornei di biliardo, biciclettate per il primo maggio, mostre, presentazioni di libri, musica, gare delle torte. In occasione del Burièl, il falò tradizionale del sei gennaio, i giovani della FGCI costruiscono un missile che invoca la pace. La presenza di molti giovani spinge il Circolo a formare una squadra, seguita da una tifoseria caldissima, che partecipa ai tornei calcistici notturni. con il nome di CCR Stella Rossa. Il gioco a carte del “cento “ diventa per gli spettatori un vero e proprio appuntamento da non perdere. Figure locali leggendarie si sfidano per ore facendo sbudellare dalle risate il pubblico presente. El Marino, Specì, El Miglio, El Moro, Sai, Zazà, El Chinì, El Mut e altri si battono tra: “Faga el rèst”, “Setàntàsinq” “C’ho poco” “De Cooooh !” che per i profani sono termini incomprensibili ma solamente dal modo come vengono pronunciati(spesso aiutati dal lambrusco) strappano consensi tra i tifosi. Meglio che andare al cinema.
Negli anni ottanta/novanta il numero dei soci raggiunge i seicento. Dopo la chiusura del negozio di alimentari del “Gigi”, viene ricavata una saletta utilizzata principalmente come spazio culturale. Il locale così rimane sino al 31 Dicembre 2010 quando dopo una storia ultracentenaria “La Cooperativa” chiude tristemente i battenti a causa del coinvolgimento del gestore in una vicenda di ‘ndrangheta con successiva messa in vendita dell’edificio da parte del proprietario.
La Sezione del PCI
Verso la fine degli anni cinquanta presso Via 24 Maggio n° 20 viene costruita la Sezione. Grazie al lavoro volontario dei militanti che si prestano nelle ore serali e nei fine settimana, viene costruita una palazzina a due piani che viene adibita anche a sede della Camera del Lavoro sindacale. L’inaugurazione viene tenuta a battesimo dall’Onorevole Giancarlo Pajetta.
Le lotte bracciantili della fine degli anni ’40 rese tristemente famose dagli interventi feroci del Reparto di Polizia Celere del Ministro Scelba, arrivano anche a Goito dove l’arresto di “Cecco” Penna è la goccia che fa divampare la rivolta. Il sindacalista Angelo Giuseppe Vincenzi a tale proposito scriverà una commedia satirica sugli eventi. Rappresentata in un Teatro Comunale stipato all’inverosimile, vedeva tra gli interpreti Rino “Celuik” Dallabella che da Maresciallo si rivolgeva all’“Estremista” Armando Ghiraldini con l’epiteto “Furfante! Ti schiaffo dentro! “ che faceva tremare dalle risate -tra le quali si distinguevano quelle del vero Maresciallo -le mura dell’antico monastero.
La riorganizzazione della Sezione porta anche alla creazione di eventi e manifestazioni varie. In particolare sono sentitissime le ricorrenze della Festa della Liberazione il 25 Aprile e della Festa del Lavoro il Primo Maggio che vedono fin dal dopoguerra imponenti cortei convergenti dalle frazioni verso il centro di Goito. Memorabile in questo senso una straordinaria manifestazione notturna del marzo 1965 contro l’orribile guerra in Vietnam. Una fiaccolata storica che infiammò il centro di Goito. Partito Comunista, Circolo Giovanile 7 Luglio 1960 e centinaia di cittadini sfilarono per la centrale Via 26 Aprile fino a confluire in Piazza Gramsci. Era qui che da sempre gli eventi della sinistra goitese trovavano la propria casa. Le torride elezioni del 1948 con episodi alla Peppone contro Don Camillo, le proteste contro la “Legge Truffa“ del 1953 o i comizi per le elezioni amministrative la riempivano all’inverosimile. Nonostante nelle elezioni nazionali del 18 Aprile 1948 la lista del Fronte Popolare fosse stata superata di pochissimo dalla DC- 2452 voti contro 2475, dal dopoguerra fino ai primi anni sessanta l’orientamento politico del paese era spostato a sinistra. Oltre a sindaci di provenienza socialista, Goito fu uno tra i primi paesi italiani ad eleggere una donna comunista come Sindaco. Sulle orme di Ada Bartoli e Elisa Dattilo la coraggiosa Gina Magnoni guidò l’Amministrazione Comunale per circa un anno combattendo tra mille pregiudizi provenienti anche dalla sua stessa parte. Gina Magnoni è stata anche Segretaria del Circolo locale dell’UDI – Unione Donne in Italia-Nel dicembre 1949 si tenne il primo congresso provinciale a Goito. Parteciparono duecento donne. Tra le iniziative, la proiezione del film “Piccola Mamma” di Maurice Gleize a cui assistettero quattrocento bambini che in seguito si deliziarono con decine di torte e biscotti. Le vedove portarono mazzi di fiori al Monumento dei Caduti. Si era nel pieno delle lotte bracciantili e il convegno raccolse circa quattordicimila lire da donare in parte ai lavoratori detenuti. Un ‘iniziativa simile fu intrapresa dalla famiglia del bimbo Remo Scappi che si ingegnò invitando gli amici ad una festicciola di solidarietà raccogliendo millecentosessantaquattro lire.
Dal 1951 al 1960 il Sindaco del paese fu invece il compagno Narciso Vaccari. Alle elezioni comunali del 27-28 maggio 1956 fu riconfermato. La lista comunista con i democratici raggiunse 3023 voti contro i 2659 della lista democristiana con indipendenti. Memorabili i duelli oratori nei comizi conclusivi tra Narciso Vaccari e il Senatore Zenti rappresentante della DC. Nei primi anni sessanta questa egemonia di sinistra fu interrotta dall’avanzamento locale della Democrazia Cristiana. In occasione dei funerali civili e non, la sezione era anche un punto di passaggio prima che la salma del compagno defunto venisse trasportata al cimitero solitamente a piedi, salutata con pugni chiusi al passaggio davanti al Condominio Fontanelle detto “Il Cremlino”. Spesso una piccola banda suonava canzoni che rimandavano all’ideale comunista. Negli anni settanta invece chi voleva festeggiare il compleanno alla radio mandava un messaggio a Radio Capodistria. Dopo gli auguri di rito dello speaker venivano suonate le richieste che quasi sempre erano Bandiera rossa e L’Internazionale. A casa nostra mio nonno alzava sempre il volume al massimo. Durante la campagna elettorale si fece strada l’utilizzo delle macchine con gli altoparlanti che battevano a tappeto il territorio comunale facendo conoscere gli eventi che venivano organizzati nelle varie sedi. In una di queste escursioni, l’equipaggio si era spinto fino al “territorio nemico ” di Solarolo. Era qui che spesso venivano decise le elezioni in favore della DC. La Skoda granata si insinuò furtiva, caricata con tutto il materiale propagandistico. Gli occupanti- un paio dei quali indossavano il temuto colbacco- scesero ed entrarono al bar del paese dove improvvisarono un angolo propagandistico alla presenza di alcune persone. A un certo punto alzarono gli occhi e videro che i presenti se ne stavano andando alla chetichella. Come mai ? Si chiesero. La sorpresa iniziale svanì quando essi videro sulla porta la figura austera del parroco del paese che ascoltava attentamente i discorsi del gruppetto. Alla fine del comizietto, dopo un brindisi e “Lo Spazzacamino” cantato a squarciagola, le due parti si salutarono cordialmente e la Skoda ripartì facendo risuonare Bandiera Rossa per tutta la frazione.
La sezione è anche il luogo delle riunioni del direttivo e il punto di riferimento quando si vogliono conoscere i risultati elettorali. Se le elezioni sono a livello nazionale si accende il vecchio televisore a diciannove pollici, se sono a carattere locale i compagni arrivano alla spicciolata e si accomodano nelle sale interne. Rituale l’arrivo in Via 24 Maggio di una inconfondibile Simca Aronde del 1960 di colore beige. “Lo sa quanti anni ha? Appena ventiquacccro“ afferma orgoglioso il proprietario, il mitico dottor Luigi Mamone nel suo tipico accento calabrese. “ A casa ne ho una copia perfettamente uguale. La uso per i ricambi che eseguo personalmente. Non mi fido dei meccanici “. Entra in sezione e comincia a sciorinare le sue vaste conoscenze, soprattutto sulla superiorità indiscussa in campo scientifico dei sovietici sugli americani, per esempio a suo dire, avrebbero concepito una barbarie come i jeans, pericolosi per la salute dell’uomo e in particolare per l’apparato genitale. Qualcuno ascolta stupito. Qualcuno borbotta. Di solito il Vallicella. Ce l’ha spesso con i compagni che fumano troppo, nella saletta non si vede più niente e bisogna stare concentrati sui voti che stanno per arrivare. I risultati poi arrivano, spesso sono deludenti. Ma in fondo chi se ne importa. La partecipazione l’impegno e la passione ci sono stati anche questa volta.
La Festa del Tesseramento è un incontro conviviale che pur presentandosi come occasione per raccogliere fondi per l’attività politica si trasforma in momento di puro divertimento. Dapprima si intitola Veglia Rossa” e si tiene dalla fine degli anni quaranta. I lavoratori e la gente di sinistra si trovano in una serata invernale in Piazza Gramsci, presso i locali del Teatro Comunale, che sono adiacenti al loro abituale punto di riferimento di allora ovvero la sede dei sindacati. In seguito la serata verrà organizzata per lungo tempo presso il Palazzo Belgiardino dove esisteva un ristorante con un ampio salone che era utilizzato per ballare e che nel corso degli anni ospitò i principali cantanti italiani quali Claudio Villa, Tony Dallara, Betty Curtis, Luciano Tajoli e molti altri. Negli anni ottanta le feste si tennero presso il Ristorante Mocambo. La sezione di Goito si è sempre distinta per quanto riguarda le sottoscrizioni e i vari contributi. Eccone alcuni esempi. La sezione di Maglio nel tesseramento del 1950 risultò essere la prima assoluta in provincia. Furono meritevoli di encomio: Silvano Previdi della Cellula di strada, Alfredo Gibertoni e Aldo Balloni della Cellula cartiera, Filomena Ogliosi e Alice Ramanzini della Cellula femminile. Il totale della somma raccolta fu di 93366 lire. Alle Elezioni amministrative del 1956 il Collegio di Goito quale rappresentante del PCI nel Consiglio Provinciale elesse Severino Frigo. La sottoscrizione della campagna elettorale raggiunse novantamila lire. Nel Settembre 1983 in occasione della Festa de L’Unità di Reggio Emilia, la sezione PCI di Goito versò un milione di lire quale contributo per il giornale.
Nella storia della sezione PCI di Goito ricordiamo anche il gemellaggio del 1977 con la sezione Gramsci di Trento, grazie alla presenza in terra trentina dell’Onorevole dalle radici mantovane Biagio Virgili. Molti anni dopo, verso la fine degli anni ottanta, la sezione viene lacerata da una lotta interna che porta a una frattura tra i militanti e alla nascita del movimento Progresso e Ambiente che si presenterà alle elezioni amministrative. Questa fase a Goito fu anticipatrice in questo senso della fine dell’esperienza del Partito Comunista che di lì a pochi anni si consuma anche a livello nazionale dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la successiva nascita del Partito Democratico della Sinistra nel 1991.
Segretari PCI
Selvino Previdi, Anselmo ”Cinello” Bonatti, Mario Nobis, Aldo Dallabella, Gilberto Bompieri, Eristeo Banali, Enzo Cartapati, Franco Casali ,Luigi Bonesi
Tra i personaggi politici goitesi che si sono messi in luce troviamo anche i fratelli Ilario e Massimo Chiaventi. Figli del “Maestro” Ettore, raggiunsero posizioni rilevanti nell’ambito provinciale e nazionale. Massimo fu Presidente della Provincia di Mantova quando era nel PCI e poi deputato del PDS. Ilario fu Sindaco socialista di Goito e Vicesindaco a Mantova. Eristeo Banali è stato invece importante amministratore del Comune di Goito e del Comune di Mantova.
La Festa de L’Unità
Il principale momento di aggregazione dei militanti comunisti è stato per molti decenni il Festival de l’Unità. Il nome deriva dal quotidiano nazionale del Pci. Essa era organizzata principalmente per il finanziamento dell’attività della sezione e per il sostentamento della federazione provinciale. A Goito si tenevano un po’dovunque. Villabona, Corte Pasqua, Maioli, Case Popolari, Cava Nardi, Torre, Marsiletti, Sacca e naturalmente il centro del paese ospitavano questo evento che si teneva principalmente in estate. All’inizio il luogo adibito per l’occasione era lo sferisterio di Viale Dante Alighieri dove solitamente giocava la squadra di tamburello della Carpani Goito più volte campione d’Italia. Molto intrigante negli anni sessanta anche la festa presso l’attuale Lungomincio degli Arimanni con vista sulla Villa Giraffa, dove le angurie che venivano servite erano rinfrescate dalle acque del fiume. In seguito, fino alla costruzione della nuova Area Feste presso la zona Aquilone, il posto per antonomasia diventò Piazzale Don Minzoni dove l’afflusso popolare ha toccato vertici mai più raggiunti, in particolare con ospiti di grido come L’Orchestra Castellina-Pasi e il comico Gigi Sabani.
Le feste proponevano principalmente piatti popolari a base di risotto con ossa di maiale, polenta, salamelle, costine innaffiati da litri di lambrusco. Attualmente si è abituati a cenare presso una festa facendo una fila ordinata all’inglese oppure serviti di tutto punto al proprio tavolo. Parecchio tempo fa le cose erano un po’diverse e più “selvatiche” e spesso dalle doppie o triple file orizzontali accalcate ai banconi delle cucine si levavano” Tocca a me! No, c’ero io ! Ma va là….”che per i camerieri in trincea diventavano spesso di difficilissima gestione, almeno fino a quando il megafono non annunciava” Il risotto è pronto! “. Per cenare ad ogni volontario venivano offerti buoni pasto che erano l’unico compenso che ogni persona aveva in cambio. Del denaro nemmeno l’ombra.
Si cenava con il sottofondo musicale proposto dal Benedetto, che era costituito da brani storici come ”Bandiera Rossa” “L’Internazionale” “Bella Ciao” o dagli emergenti della canzone politica come Ivan Della Mea, I Cantacronache, Stormy Six. Un ospite che spesso capitava dalle parti di Goito era il cantastorie Franco Trincale. A seguire, per la gioia di centinaia di ballerini provetti o improvvisati,, la serata era allietata da orchestre di ballo liscio. Non mancavano giochi di vario genere come il palo della cuccagna, la corsa con i sacchi o l’esilarante gara dei bigoli mangiati con le mani legate dietro la schiena. Nel corso dei decenni, oltre a variazioni nel menu dovute anche alle sopravvenute maggiori possibilità economiche, venne introdotta una pizzeria, uno spazio per i giovani curato dalla Fgci, uno spazio enologico, una corsa podistica che attirava migliaia di agonisti. Tra gli spettacoli offerti ad un pubblico di ogni età c’erano i burattini, commedie dialettali, concerti di musica classica e bandistici, tornei di scacchi, spettacoli di magia. Il festival come detto, era il culmine dell’attività della sezione. Era in quelle due settimane che si concentrava il massimo dell’energia e della passione dei militanti. A volte persino troppa, tanto che le discussioni portavano a scontri verbali piuttosto accesi. la dice lunga il fatto che molti sacrificassero le proprie ferie per il suo allestimento. Per i giovani esisteva una specie di prova del fuoco che consisteva nell’addobbare una colonna/ponteggio con gli emblemi classici del Partito: falce e martello, bandiere rosse, fotografie di Gramsci e stemmi vari. Fu ribattezzata in maniera epica “Il Traliccio Rosso”. Venne predisposta per anni con cura maniacale dall’edicolante- libraio- scrittore Vittorio Vallicella. Successe una volta che a causa del forte vento molti ragazzi della Fgci- tra cui chi scrive- si diedero ammalati per evitare ”l’iniziazione” e questo mandò su tutte le furie il buon Vittorio (che nel dopoguerra era stato Vicesindaco di Goito). Non si diede per vinto e scalò di persona il totem, lanciando ogni tanto strali e rimproperi verso gli assenti nel suo inconfondibile accento veneto, lasciando tra lo stupito e il divertito i compagni che lo osservavano. Questo succedeva anche nell’imbandieramento del capannone. Già, perché verso la metà degli anni settanta la sezione era riuscita in maniera indipendente a costruirsi un proprio capannone mobile che negli anni seguenti venne anche prestato ad altre feste, persino fuori provincia. Un capannone che rendeva più sicura la festa rispetto agli agenti metereologici che avevano talvolta creato danni alle strutture negli anni precedenti rovinando il lavoro di un anno intero.
Erano state anche introdotte anche una lotteria e una pesca a premi. Guidata da Benedetto Bosseda al grido di “ Atànsiòn! Atànsiòn! Ultimi biglietti! Otto numeri, mille lire! Diventò un’attrazione in grado di fornire una fonte di guadagno non indifferente per il bilancio festivaliero.
Premi della Lotteria Festa De L’Unità Luglio 1988
1° Fiat Uno
2° Viaggio a Mosca-Leningrado
3° Ciclomotore
4° Lavatrice
5 °Frigorifero
6 °Macchina Automatica da Caffè
I giorni alla Festa erano anche un collante per fortificare amicizie ed amori e viceversa. Nel tempo venne introdotto anche il servizio di guardia notturno, tenuto a turno dai militanti, per evitare furti e danneggiamenti.
La conclusione del festival era una specie di panacea per tutti i mali. Dopo il comizio di chiusura del Segretario, ogni tensione si scioglieva in canti, balli, scorribande seminude sotto la pioggia alla maniera di Woodstock e degli hippies, mentre il Vittorio e il Silvio si contendevano a suon di frasi la palma di maggior lavoratore della Festa de l’Unità. A partire dagli anni sessanta la Festa Nazionale diventa un appuntamento a cui i comunisti goitesi partecipano con sempre più frequenza. Si viaggia in corriera e di solito la partecipazione è prevista per l’ultimo giorno, quando un milione di persone si accalca per il comizio di chiusura del Segretario. Occasioni per visitare città come Milano, Torino, Firenze, Genova, Bologna, Modena, Reggio Emilia. Oppure per giornate in località vacanziere come nell’edizione tenuta sul lungomare di Tirrenia in provincia di Pisa nel 1982.
Fgci
Già negli anni cinquanta a Goito esiste una forte rappresentanza di giovani all’interno del partito. La Fgci conta molti iscritti che si impegnano nella diffusione di riviste quali “Pattuglia” e ”L’Avanguardia”. Talmente è diffuso e radicato l’attaccamento politico che l’organizzazione è divisa in sezione Sinistra Mincio e sezione Destra Mincio. Negli anni sessanta il fermento aumenta ancora. Un ulteriore impegno nasce e prende forza a causa degli scontri di Genova del 30 giugno 1960. La protesta contro la nascita del governo Tambroni che comprende anche i neofascisti dell’MSI si estende a tutta la penisola e porta fatti gravissimi come l’eccidio di Reggio Emilia. Il circolo giovanile goitese prende il nome di “ 7 Luglio 1960” appunto per ricordare la data in cui cinque persone vengono uccise dalla polizia nella città emiliana. Il 1968 e gli anni a seguire vedono centinaia di giovani aderire alla Fgci. In occasione delle elezioni nazionali del Maggio 1972 a Goito si verifica una forte contestazione all’indirizzo di un comizio dell’Msi e del Fronte della Gioventù tanto da farlo sospendere. Testimoniando quindi che la forte contrapposizione tra giovani di sinistra e destra di quegli anni poteva raggiungere anche realtà locali. Un episodio analogo vedrà protagonista nel 1987 l’Onorevole socialista Claudio Martelli. La forte tradizione giovanile nel PCI goitese continua fino alla fine degli anni ottanta. Fiori all’occhiello di quegli anni sono le iniziative organizzate all’interno del Circolo Combattenti e Reduci e lo spazio giovani all’interno della Festa de L’Unità con cucina, organizzazione di vari eventi culturali, sportivi e ludici. Indimenticabili le serate rock con BB Band, Minuti Contati, le serate Afro Music con Radio Base e i famosi Dj Daniele Baldelli e TBC che sotto gli occhi stupefatti dei militanti più anziani portano a Goito migliaia di persone.
Segretari FGCI
Guerrino Lorenzi, Ottorino Brunelli, Silvano Foroni,Giancarlo Fiorini, Ilario Chiaventi, Sergio Grassi, Giordano Pachera, Gianni Grassi, Fabio Bertani.
La diffusione de L’Unità
Un’importante momento per parlare con iscritti e simpatizzanti consisteva nella diffusione dell’Unità. Tutte le domeniche mattina le vaste zone comunali venivano battute a tappeto per la vendita del quotidiano comunista. Oltre al miglioramento dei rapporti umani, questo atto consentiva di ascoltare quello che le famiglie e le varie anime del partito avevano da suggerire alla dirigenza. Tra i più assidui attivisti si distingueva Benedetto Bosseda che con la sua vespa riusciva spesso a superare le cento copie distribuite. Il record della diffusione del giornale venne raggiunto il cinque Giugno 1960. In occasione della prima festa nazionale dell’Unità a Ravenna, venne indetta una diffusione straordinaria del quotidiano. A Goito vennero vendute oltre ottocento copie che indussero il Segretario Palmiro Togliatti a scrivere una lettera di encomio alla sezione locale che venne pubblicata sull’Unità del 13 Giugno 1960.
Lettera di Togliatti ai Compagni di Goito
Dopo aver triplicato la diffusione del giornale in occasione del primo maggio 1960 la sezione PCI di Goito ha ripetuto il grande risultato il 5 Giugno vendendone ottocento copie.
“ Cari Compagni, a Goito fu combattuta e vinta una famosa battaglia per la libertà d’Italia. Voi continuate la tradizione. Avete vinto per il Primo Maggio una battaglia nostra, per la diffusione della nostra stampa, il che vuol dire per la maggior forza del nostro partito. Bravi!
Mi rallegro con tutti voi e i vostri dirigenti.
E ora ci attendono battaglie nuove per il mese della stampa e per le elezioni.
Avanti! A Goito dobbiamo continuare a vincere. “
Un Saluto Fraterno  Palmiro Togliatti
Figura di rilievo goitese è il giornalista Sergio Banali: direttore del settimanale L’Ordine Nuovo, redattore capo dell’Unità, collaboratore del settimanale Cuore, insignito nel marzo 2012 della Medaglia d’Oro per i cinquant’anni di giornalismo. Autore del libro “Avanti Popolo che fotografa perfettamente l’esperienza dei lavoratori e dei comunisti goitesi che non si piegano alle feroci percosse degli squadristi, che aspettano con fiducia la fine dell’odiato regime, operando nei modi possibili sotto la dittatura e poi impugnando le armi nei diciotto mesi della lotta di liberazione. Portatori di una speranza rappresentata dal Sol de L’avvenire e dalla mitica Falce e Martello.
La Coop
La Coop, ovvero Cooperativa di Consumatori nasce a Torino nel 1854.La finalità principale delle cooperative di consumatori consiste nell’acquistare e rivendere beni di qualità a prezzi vantaggiosi ai propri soci e, più in generale, ai consumatori: la tutela del potere d’acquisto e la sicurezza alimentare sono tra i principali obiettivi di Coop. Attualmente sostiene in particolare la battaglia a favore degli alimenti biologici. Nel 1967 nasce Coop Italia, consorzio nazionale d’acquisto di tutte le cooperative di consumo italiane, la creazione di un consorzio di acquisto era funzionale ed esprimeva una maggiore capacità contrattuale nei confronti dei fornitori. Al consorzio furono delegate altre attività, a partire dalla gestione dei magazzini, passando per lo sviluppo di azioni di marketing fino ad arrivare alla formazione del personale, consentendo al sistema delle cooperative di competere con la grande distribuzione privata.
All’alba degli anni settanta anche a Goito nasce un negozio Coop. È situato in via 26 Aprile appena dopo la farmacia. Per diventarne socio bastava versare una somma di cinquecento lire. All’interno vi lavorano diverse persone scelte anche in base al disagio economico delle rispettive famiglie L’esperienza durerà solo pochi anni nonostante i notevoli vantaggi che il consumatore ottiene facendo la spesa al suo interno. Non solo l’invidia, la concorrenza e l’astio politico ne sono responsabili, ma anche la paura che serpeggia tra gli stessi militanti comunisti. Farsi vedere “in piazza” ed entrare alla Coop è considerato sconveniente di fronte alla comunità. Questo potrebbe portare a ulteriori isolamenti e additamenti che sono perpetrati regolarmente in varie occasioni. Si pensi per esempio che in Italia (cosa per fortuna ignorata dalla allora neonata sezione AVIS goitese) per un iscritto al Partito Comunista era difficile se non impossibile diventare un donatore di sangue. Questi episodi spiegano in quale clima viveva una persona che aveva anche solo una simpatia politica a sinistra. Era chiaro anche nella nostra piccola comunità che prendere quella strada poteva essere discriminante anche per il lavoro. Dire che nella vita non si parte tutti alla pari non è mai stato un luogo comune in Italia. Essere comunisti o provenire da famiglie di sinistra non era certamente un buon viatico. La rigidità che a volte si respirava nell’ambito del Partito era molto probabilmente dovuta anche a questo.
I Luoghi Storici del PCI goitese nel 2012
Sezione PCI
L’edificio posto in Via 24 Maggio n° 20 ospita tuttora la sede della Cgil – Camera del Lavoro al piano terra. Ai piani superiori si trova il Circolo del Partito Democratico
Circolo Arci – Combattenti e Reduci Piazza Sordello n° 4
L’edificio è completamente vuoto e disabitato da Capodanno 2010 quando viene smantellato dai soci del Circolo. Dopo il coinvolgimento in fatti di ‘ndrangheta da parte del gestore, il direttivo cerca un accordo con la proprietà per una nuova esperienza, con richiesta di lavori di adeguamento dei locali obsoleti. Il proprietario propende invece per la messa in vendita finora andata a vuoto.
Edicola Vallicella
Negli anni cinquanta l’ingresso in Piazza Sordello verso il centro di Goito ha alcuni elementi che balzano agli occhi immediatamente e lo rendono inconfondibile. Un paesaggio da cartolina. Sulla destra c’è un piccolo ponte chiamato “Ponte dei Sospiri” da parte degli innamorati. Al centro svettano imponenti i platani secolari, vero e proprio monumento nazionale. Sulla sinistra il Circolo Combattenti e Reduci “La Cooperativa”, La Locanda “Al Gallo ”e due piccoli chioschi. Il primo, gestito dalla signora “Luci”, è la meta preferita dai bimbi per le sue leccornie costituite da gelati(distribuiti in giro anche dal marito “cadorina” con un caratteristico carrettino) “patuna, papasìn e garàtùle” ovvero castagnaccio e carrube, e ancora, bruscolini, ceci, patate americane. Il secondo invece è il posto della cultura e dell’informazione. Sul tetto del chiosco e dalle parti si stagliano le insegne de “L’Unità. Qui l’edicolante Vittorio Vallicella non vende solo giornali ma, da fervente militante comunista, intavola discussioni politiche con i clienti che portano immancabilmente alla formazione di capannelli. Vittorio è un grande appassionato di lettura e oltre all’edicola gestisce una libreria dove fa spicco una rarissima edizione della Bibbia. Negli anni le cose sono parecchio cambiate. La Cooperativa non esiste più, Il Gallo è ora una banca, Il chiosco della Luci non c’è più, Il Ponte dei Sospiri è stato abbattuto. L’unica testimonianza che rimane di un tempo perduto è l’Edicola Vallicella. Non è più quel piccolo chiosco, ma una postazione moderna posta sulla destra della piazza sotto lo sguardo dei Platani. Testimoni senza tempo.
I Luoghi della Festa de L’Unità:
Sferisterio Viale Dante Alighieri
Il vecchio sferisterio dove si giocava a tamburello è asfaltato e adibito a strada e parcheggio. Sul lato dove erano ubicate le gradinate, nel 1972 è sorto il complesso scolastico di Goito.
Piazzale Don Minzoni
Questo vasto terreno fino alla fine degli settanta era praticamente sgombro da edifici e permetteva una distribuzione molto variegata della Festa. Con l’incremento dello sviluppo edilizio la struttura della manifestazione ha dovuto piano piano modificarsi. Nel lato sud erano poste le cucine e i tavoli. Il lato destro, vicino all’antica ghiacciaia, era usato per i pannelli della rassegna stampa. Il centro era usato come spazio per il palco, per ballare o per sedersi dopo la cena. In seguito il lato sud diventò lo spazio della Fgci, la parte centrale venne invece utilizzata per le cucine e i tavoli per la cena, mentre verso il lato nord si spostarono il palco per i comizi e gli spettacoli. Oggi il piazzale centrale è asfaltato e adibito a parcheggio, nelle parti laterali sono stati costruiti edifici abitativi, nel lato sud si trova un piccolo giardino pubblico, il lato nord ospita un giardino a sfondo religioso.
Lungomincio degli Arimanni. Adiacente al Ponte della Gloria
Il quartiere Pedagno inizia la sua espansione nei primi anni settanta e lo fa principalmente nella sua parte occidentale. Si tratta comunque di poche unità abitative e commerciali. La zona orientale è invece quasi interamente una prateria. La Festa de L’Unità si svolgeva dove ora si snoda un suggestivo sentiero che fiancheggia il fiume Mincio, prosegue in un bosco e si collega alla pista ciclabile Goito- Sacca.
Attualmente la sede per le feste politiche e in genere è stata decentrata presso la Zona Aquilone
I Luoghi dei Comizi:
Piazza Gramsci
La piazza centrale di Goito. Qui si trovano il Municipio, il Teatro, la Torre Civica, il Mercato domenicale. Era il luogo dei grandi comizi del PCI e della sinistra in genere. Qui hanno infiammato il pubblico tra le altre, personalità del calibro di Giancarlo Pajetta, Bruno Pasqualini, Attilio Zanchi, Otello Montanari, Renato Sandri, Giacinto Menotti. Da molto tempo l’usanza del comizio politico e della manifestazione di piazza è stata completamente abbandonata.
Piazza Sordello
Era la piazza dove solitamente si svolgevano i comizi delle altre forze politiche. Vista l’affluenza minore rispetto alle manifestazioni del PCI, era più adatta perché più piccola rispetto a Piazza Gramsci.
Teatro Comunale Piazza Gramsci n°5
La sua storia millenaria inizia come Chiesa di Santa Maria Maddalena, poi come Monastero di San Martino con i Gonzaga. Ad inizio ‘800, grazie alla confisca napoleonica dei beni religiosi, si trasforma in Teatro. Goito fu tra i primissimi paesi del mantovano a proporre il nuovo spettacolo del cinema. Nel novecento la vita dello storico edificio si snoda tra periodi di splendore e desolanti chiusure dei battenti. Tra le varie attività si svolgono anche ricevimenti e feste di ogni tipo, tra cui La Veglia Rossa ovvero i festeggiamenti per il tesseramento annuale del PCI. Da qualche anno il Teatro viene usato per eventi saltuari, mentre l’attività cinematografica è sospesa.
Palazzo Belgiardino Strada Statale Goitese n°190
Nella storia del Partito Comunista di Goito è stato per lungo tempo il luogo della Festa del Tesseramento. Da anni è sede di svariate attività commerciali. Dalla strada spiccano le lanterne rosse di un ristorante cinese.
Coop Via 26 Aprile n°37
La Coop vive a Goito tra la fine degli anni sessanta e il 1973. Dopo la sua esperienza, le ampie sale dell’immobile sono diventate sede di una concessionaria automobilistica. Attualmente vi è una banca.
Samice Strada Sacca- Rivalta
La vecchia cava, rifugio riparatorio dal possibile Golpe nell’autunno 1974, è sempre attiva. È cambiata la proprietà.
Condominio Fontanelle Strada Statale Goitese n°369
Si può considerare “Il Grattacielo di Goito”. Figlio del boom economico dei primi anni sessanta, nonostante qualche ruga i suoi quasi cinquant’anni se li porta abbastanza bene. Ai tempi d’oro lo chiamavano il Cremlino perché era abitato da operai, studenti, sindacalisti e gente di popolo dichiaratamente spostata a sinistra, in larga parte comunista. Quando il corteo funebre di un compagno, scortato da bandiere rosse listate a lutto, passava davanti al grattacielo, i partecipanti in coda erano soliti volgere lo sguardo verso le sue finestre. Il segno di saluto commosso e silenzioso con le braccia che uscivano tese con il pugno chiuso era immancabile. Oggigiorno il vecchio Fontanelle ha mantenuto la sua impronta popolare, anche grazie a lavoratori che vengono da lontano. Al dialetto milanese, al reggiano, al cremonese, al bresciano, al mantovano si sono mescolati il cinese e l’indiano.
I cortei funebri invece non passano più davanti al Cremlino. Ora le finestre raramente aperte, e al lento e silenzioso incedere di migliaia di passi si è sostituito un incessante, frenetico rombo.
Conclusione
Voglio concludere questo racconto con un indelebile ricordo personale. Risale alla notte di Ognissanti del 1974. Oggigiorno è ovunque conosciuta come la notte di Halloween. Quell’anno, il segretario del Pci di Goito Aldo Dallabella, insieme ad altri compagni e dirigenti sindacali si dovette nascondere presso una cava di ghiaia nei pressi di Sacca. Alla Samice in quelle settantadue ore si temeva per un colpo di stato. Un timore che in quegli anni era spesso all’ordine del giorno. Le stragi, le bombe sui treni avevano fatto precipitare la nazione nella paura. La strategia della tensione non risparmiava neppure le piccole realtà come poteva essere un paese con qualche migliaio di abitanti come Goito. Da poco era accaduta l’agghiacciante strage di Piazza della Loggia a Brescia, gli echi del golpe cileno del Generale Pinochet con assassinii, deportazioni e desaparecidos erano ancora vivissimi e la voce ricorrente era che qualcosa di simile fosse nell’aria anche da noi in Italia, come fu poi accertato dalle indagini sul tentato Golpe Bianco di Edgardo Sogno. In quei giorni veniva arrestato anche Vito Miceli ex capo dei servizi segreti quale cospiratore nel fallito Golpe Borghese. Era in atto una crisi di governo e la penisola era scossa da centinaia di scioperi operai e studenteschi. La televisione quella sera trasmetteva un film con Stanlio e Ollio. Proprio grazie a questa reminiscenza ogni tanto mi capita di pensare che mentre io i miei coetanei trascorrevamo la nostra infanzia rincorrendo un pallone nei prati della campagna goitese, nel pieno dell’oscurità della Notte della Repubblica andava in scena una tragicommedia che ha segnato per sempre la storia nel nostro paese limitando la libertà di pensiero e di azione del popolo italiano.
Marco Dallabella 13 dicembre 2012
Ricerca storica e testi a cura di Marco Dallabella
Tecnico fotografico: Remo Villagrossi
Si ringraziano per la preziosa collaborazione e i racconti orali: Associazione Nazionale Combattenti e Reduci sezioni di Goito e Mantova – Anacleto Bianchi – Foroni Adelelmo, Antonio e Silvio – Learco Zanardi – Giancarlo Cavazzoli, Elena Bombana, Giancarlo Vaccari – Armando Ghiraldini – Anselmo Madella – Benedetto Bosseda – Marino Barbato – Enzo Cartapati – Mauro Vincenzi – Sergio Banali – Maurizio Vallicella
Fonti: Archivio Storico Movimento Operaio Goito, Archivio del PCI, Archivio Circolo PD, Foto e documenti personali della Famiglia Dallabella -Pedrazzoli.
Libri consultati: Storia della cooperazione mantovana dall’unità al fascismo Luigi Cavazzoli e Rinaldo Salvadori Marsilio Editore 1984.
Archivio digitale L’Unità
Archivio digitale Il Progresso