Wilma Bertasi è nata il 27 luglio 1953 a Goito, dove vive e lavora come impiegata in un’officina meccanica artigiana da diversi anni, una famiglia allargata, ha il diploma di segretaria d’amministrazione. Nel tempo libero scrive poesie. Le piace fermare un’emozione entrare nell’autenticità del quotidiano, vissuto con gli altri e con le stagioni. Far riaffiorare il segreto delle parole e regalarlo è il suo obiettivo e la sua libertà di esprimere amore nelle emozioni di ogni giorno. Il suo desiderio è regalare emozioni attraverso il dono della parola, per farlo vivere ogni giorno in uno sguardo d’amore. 

Qui sotto alcune poesie dell’autrice:

AUTUNNO
Vento è la mia anima avvinghiata alla fede.
Lascio al tempo l’ingorda gioia di prendere un sorriso..
una musica.. che riempia gli occhi di luce.
Lievemente soffi la dolcezza di sentirmi
parte dei suoni come in un coro, unito dal desiderio
nel respiro di memoria. Per nutrire suoni d’aurore,
sopra un cielo completamente immobile.
Wilma Bertasi 21/10/2015

S.MARTINO
Tra le pieghe del tuo mantello
il fruscio di foglie ha l’ardire di un battito.
Il tempo a ritroso ritorna al tuo passo
smarrito in un mattino di nebbia.
E rimango in ascolto
di un secco cadere di castagne.
Dalle palpebre ormai stanche degli alberi senza difesa,
portaci il sogno di un’estate.
Wilma Bertasi 11/11/2015

TRACCE
Quando si fa sera per strada
odo il rumore di passi rientrare.
Sulla terra del mio cuore torna
il vento del ricordo
soffia sereno tra i rami delle braccia.
Si espande sulla mia proprietà
mi regala la delizia delle parole,
dove l’amore si trasforma in grembo
ad ogni cielo.
Verso quell’orizzonte si consuma
il cammino del pensiero.
Dolce canto notturno la mia rima
filtra la vita ne misura la pienezza.
Il rumore del silenzio sulla notte
lava la mia mente
e già assaporo l’aria del mattino.
Wilma Bertasi

OTTOBRE
Passando incontro il vecchio noce,
chioma dorata gigante nel sole d’autunno.
E’ il tempo in cui maturano i ricordi e il silenzio
diventa tentazione e promessa.
Guardando al cielo sento scricchiolare sotto i passi
le morbide noci, liberate dal nero astuccio
Il frutto si apre ai miei piedi. Un rigoglio di vita percorre l’aria.
Il breve filare dai grappoli arrampicati dell’uva ormai colta
si spoglia dei colori accesi e filtra già un cielo all’imbrunire.
Lasciate le antichissime cicale nel caldo dell’estate
ora la sera accende le luci delle stelle.
Mi lascia il coraggio e l’orgoglio di ascoltare la mia terra e la mia storia.
Quale strada quale posto oltre questo prato sfogliato dal tempo
rimane fermo ad aspettare che il mio passo ritorni
ad ogni giusta stagione .
Wilma Bertasi 08/10/2015 

Canto di donna
C’è una strada tracciata
solo le tue labbra sanno
quanto hanno vacillato i tuoi piedi.

A te donna che accarezzi
il grembo di povertà
sulla soglia del mattino
e lasci al tuo sorriso
la dimora del giorno.

Io dedico il solco quotidiano
del mio pensiero
quando abbandono lo sguardo
nei riflessi magici del sole.

A te lascerò libero il confine
a nuove emozioni

per ascoltare il suono della tua voce
dentro l’immagine dei miei giorni.
Dove tracce di luce
rendono ancora più selvaggia
e desiderata la vita che porti,
per rimandarla tacita ai miei occhi.

Lacrima
In fondo a un argine
senza scolo
una lacrima scorre
lungo lo sguardo
nutrito d’amore.

Si dissolve nel sole
di un’eterna dolcezza
dove io riposo
nel divenire del tempo.

Il volo
A volte io abito
nel nudo silenzio
di una spiaggia lontana.

Dove lascio ai miei passi
ascoltare la brezza
che porta i colori del giorno.

Spalanco le mani
per udire il fruscio
come di un battere d’ali.

Nelle minute fatiche
che seguono il percorso
le parole appoggiate
al suono del mare

S’intrecciano lievi
fino a resistere
agli sguardi lunari.

E sul finir della sera
il mio sguardo possiede
il mare infinito del cielo
illuminato da piccoli fuochi.

E nel sonno di pianura
ritrovo
l’essenza di quel volo.

A due passi dall’anima
Cerchiata nell’abbandono
del pensiero sognante
carica di musica canto.

Non parole solo note
silenziose uniscono
il calore lungo il corpo
in un sentimento nuovo.

Il dolce sentire
mi prende lo sguardo
un battito in grembo
mi veste nel suono.

L’aria creativa ricerca
la forza del desiderio
e conduce l’emozione
all’intima danza.

Ascolta e raccogli armonia,
canto la voce del cuore
a due passi dall’anima.

Il treno
Profili scavati dal sole
Frugano lungo le forme in fuga
Quieti si perdono
In giochi di chiaroscuro.

Il fragore errante parla
a luminosi pendii, confida
fuggevoli parole nella corsa.

Sporge lo sguardo
a guadagnare un nuovo approdo
verso giorni sfiorati
da in cielo lucente.

Roma
Luce remota
passeggia nel giorno.
I fori imperiali
arroccati nel sole speronano
storia innamorata di
bellezza antica.
Ilpasso accoglie
tracce scintillanti nell’oggi.
Immersa nella spiritualità
ogni angolo di chiesa riporta
la pace nel cuore.
Il mutamento confuso
di uno squarcio di cielo
approda nel silenzio lontano
e accende lo sguardo
di voci sui muri.

In grembo al giorno
Lasciami al pensante
Ascolto del mattino
Illuminato dalle amate voci
Della nostra casa.

In grembo al giorno
È quasi l’ora
di affilare le mie parole
al sole di giugno per arrivare a te.

La campana risuona
Come il vento in un soffio
si posa sul pensiero
ti sei addormentato.

La croce si è innalzata
e ai suoi piedi
il pianto è diventato voce
tra cielo e terra.

Sul sentiero della notte hai lasciato
sotto il peso delle stelle
il lungo soffrire,
mai pesato a sguardo.

Silenzio, che spii su tanto dolore
sii buono, fendi il buio lasciato
perché possa frangersi ed incantare
il disumano soffrire, mantellato sotto
la fragile lastra di vetro.

La campana nel tempestoso mattino
risuona con la tua voce,
nel cuore di chi ti ha vissuto accanto
il battito di vita eterna.
Perché mai amore
così grande
ti ha portato pace.

Filo d’acqua
Fiori di schiuma
baciati dalla sabbia.
L’onda si distende,
toglie l’improvviso giardino
sul filo d’acqua.
Lascia fiato di ginestra
al crepuscolo.
Porta linfa vitale
alla bocca del tempo.
Per risalire lungo parole
di luce pietrificate dal sale
sull’isola lontana.

Il silenzio del borgo
Quando la luce timidamente
si apre alla parola
cammino lungo i pensieri del giorno
e lascio lo sguardo nel tuo inverno.

Sei la quiete pungente
che colpisce l’acqua
del ruscello in scaglie lucenti.

Sei terra nuda
che la sera ti distendi
per accogliere le stelle.

Il mio sogno questa notte
è sceso nella vigna a filtrare
i fili d’argento legati
ai rami del ricordo.

Si è posato sull’acqua
addormentata
diventata ghiaccio.

I miei occhi ridestati
all’ombra del desiderio,
si sono sciolti vibranti
nel nuovo giorno,
accanto al tepore del tuo sguardo.

Occhi
Occhi che entrano
lungo i sentieri dei boschi
come luce che illumina
lo specchio delle emozioni.

Occhi che lasciano al sole
la voglia di entrare
allargando l’espressione
del viso.

Occhi socchiusi, assopiti,
smarriti nella pausa
del cuore alla ricerca
della verità.

Occhi che nell’amore
si chiudono rapidamente
accarezzando il lembo
di pacate passioni.

Credo negli occhi, quando
raggiunto il crepuscolo,
si adagiano sul morbido selciato
della memoria, chiusi nel sonno,
per esplorare la notte. 

Segnalata in alcuni concorsi nazionali di poesia è finalista nel concorso Jacques Prevert 2007 e 2008. Nel 2007 è uscito il suo primo libro di poesie intitolato “POESIE” edito da Montedit [Collana Le schegge d’oro (i libri dei premi) – 14×20,5 – pp. 38 – Euro 5,50 – ISBN 978-88-6037-412-7]; pubblicazione realizzata con il contributo de “Il Club degli autori” in quanto l’autrice fu finalista nel concorso letterario «J. Prévert» 2007. Nel 2008  poi pubblica, sempre edito da Montedit, “IL CANTO DELL’ANIMA” [Collana Le schegge d’oro (i libri dei premi) – 14×20,5 – pp. 40 – Euro 5,50 – ISBN 978-88-6037-6602].

Qui sotto riportata la prefazione all’opera “POESIE” ed alcune poesie tratte da essa:

Prefazione

In questa raccolta di poesie di Wilma Bertasi emerge chiaramente la sua spontaneità nel fermare le emozioni, la sua continua tensione a mettersi in ascolto della melodia antica del pulsare della vita e osservare il mondo circostante con le meraviglie che la natura offre a tutti noi.
L’autenticità del suo sentire è la colonna portante della sua poesia: trasparente e naturale, come l’entusiasmo che pervade ogni lirica.
La parola come strumento per arrivare al cuore, per fronteggiare lo scorrere del tempo, per attenuare la “rincorsa alla vita”: un lento ma continuo distillare “gocce d’emozioni” con lo sguardo sempre rivolto al “canto soave” degli elementi naturali, alla pace dell’anima come ad ascoltare il pulsare della vita, essere “dentro” la vita e faticare, giorno dopo giorno, per vivere con dignità anche se non mancano certo i momenti di abbandono, il ricordo dei profumi della sua terra, i sogni sospesi nel tempo, il desiderio del cuore, le illusioni disvelate.
La fragranza dei giorni che si vivono in modo autentico, la ricerca di poesie illuminate dall’amore per la vita, gli occhi amorevoli che guardano il sole, la luna, la notte, l’alba che ritornano sovente nella sua poesia e poi il vento che accarezza la pelle, il silenzio che accompagna il fluttuare dei pensieri, i richiami e gli incanti del mondo.
Quasi una sommessa preghiera per sconfiggere l’indifferenza, svelare i segreti, ascoltare il canto d’amore e trattenere le parole di “questo tempo” che scorre veloce e rende “fragili” gli entusiasmi.
In alcuni momenti si assiste ad un fervente “risveglio del cuore” che fa rincorrere le gioie del quotidiano, costringendo a tornare indietro nel tempo per assaporare la genuinità d’un vivere che sembra essere svanita nel nulla.
La vita non è forse rincorrere ciò che immaginiamo? Cercare con volontà di avvicinarci alla felicità?
Tutto questo Wilma Bertasi lo comunica chiaramente con la sua poesia riuscendo a sorprendere con un incantamento poetico che si fa lieve, dolce, avvolgente.

Massimo Barile

Le mani nel tempo

Ho rincorso i minuti
nella spirale dei miei passi.

Il tempo nelle mie mani
e nella mente è diventato
polvere d’oro dentro la calda vena
nel movimento delle parole.

Le passioni hanno seguito l’impulso del cuore
e nel coraggio delle stagioni hanno acceso
l’entusiasmo del pensiero.

In un cielo pallido percorso
da piccole macchie scure
dalle ali ondeggianti,
il mio sguardo nel piccolo orizzonte
di vetro ha avuto la risposta.

Nel calice di un mattino di dicembre
ho stillato gocce di emozione
da trattenere nel bacio del Natale,
nel caldo tropicale sulla mia terra.

I cantori
Apriamo il silenzio
sul battito del cuore
e sulle punte delle note la voce
si lascia toccare armoniosa
nella tenera pace dell’anima.

Siamo negli occhi e negli sguardi
delle persone che ci sono accanto,
siamo nelle rime che s’innalzano
verso i pilastri di un finissimo cielo.

Siamo nella melodia del corpo
quando la musica trionfa
in un canto soave dentro il vento
che profuma di pace.

La voce si alza sovrana nella sera,
coglie nei lacci amorosi
dei tuoi occhi sopra i nostri sguardi
la tua voce per vivere con le mani
unite nella concavità del palmo,
in un canto di preghiera.

Angeli
Parvenze animate
nella volta celeste del pensiero,
aneliti che illuminano
il paradiso della mente.
Le vostre ali sono ventaglio
di grazia nel suono
dolce delle nostre preghiere.
Scendete sulle nostre angosce
e sulle nostre esultanze.
Nelle tenebre della notte
siete i folletti che guidano
i nostri sogni e alle luci
dell’alba scorrete
nelle vene dell’universo.
C’è un angelo che dimora
nei miei pensieri
come fiore che vive
della luce di amorosi ricordi.
Rimane custodito
negli anfratti della memoria.
Si fa ascolto del silenzio
dell’ultimo respiro
e sulle rive del cuore lascia
il ricordo di un dolce sorriso.

Il mio Paese
Il mio paese è un sentiero nel tempo
solcato da anni d’intenso cammino.
Ogni traccia che incontro è rumore
di vita che suscita eco.

Ha fatto la storia di vite e di suoni,
lo sento frugare nell’anima in cerca di luce
e di antiche radici nel terriccio
amoroso della tradizione.

Quando lo attraverso nei momenti
di deserto abbandono, vorrei farmi
il fiato del vento e gonfiarlo di calore e colore
per sostare nell’aria e prepararmi il respiro
al profumo di terra che si carica quando cammino.

È la mia terra prossima al fiume, sosta vociante
di stormi di uccelli prima che il volo distolga dal suolo,
o quando gli aghi sottili di pioggia m’infilano lievi e
scivolano sulle mie vesti.

Immergo le mani nella tua morbida coltre,
le tue radici mi fanno albero che s’innalza nel cielo
e ritrovo immutata, l’origine antica
del nome che porti.

Radici che germogliano
Ho atteso nel tempo
che il sole arrivasse
a illuminare le dune
dei nostri lontani miraggi.
Ho provato a saziare
la mia fame di emozione
in piatti di sogni
o in angoli di silenzio e di crescita.
Sempre puntuale
mi ritornava il desiderio
negli occhi e nel cuore
delle nostre voci
nel gioco confidenziale di parole
Intorno alla nostra amicizia.
Storia che si apre al passato
e spunta nelle radici
che riprendono a germogliare
in ogni stagione.
Sappiamo con certezza
che il nostro legame
ogni anno riaffiora
e si posa sulla vita
che si nutre delle onde
di bellezza
della grande fortuna ereditata
e di tutte le debolezze del mondo.

La notte
Un deserto solcato da impavide dune
addormentato lungo i pendii
di un sogno, è la notte.

Dolce rilascio senza forza
nel tuo silenzio, sei la zolla rifugio
di una lunga preghiera.

Sei il pezzo di luna
riflesso nel solco dell’anima,
nell’aura assente di vita che mi avvolge.

Sei l’attesa che sfiora
l’incantesimo del corpo
nel docile passo che tocca il pensiero.

Assopita nel grembo del desiderio,
improvvisa ti apri tra canti
di stelle e abbandoni,
vitale e libera.

Libera dai voli elettrici
che si espandono nel misterioso cosmo
e ti spegni verso i portali dell’alba.

Il mio sguardo nella notte
ora è solo un sussurro.
Tenui giochi di facili gorgheggi
sono i suoni intorno.

Primavera
Entra nei miei occhi
il risveglio del giardino
dove fiori e foglie si caricano
di colori, in ore colme di voci
di uccelli che si sfiorano in volo.

Questa carezza degli occhi
appassiona i pensieri che ruotano intorno
ai saluti raccolti per strada e profumano
il cuore dell’eterna fragranza
di lieve felicità.

Così è l’amore nel suo
sorriso verso il prato,
dove appoggia una tenera luce
e un rivolo d’acqua canta il segreto
del suo rumore.

È il regalo di questo giorno che si chiude
e si colma del tempo che mi appartiene,
con il sorriso delle stelle che lasciano
alla notte il tepore del risveglio.

Viola
Ho dipinto sulla tela
la bellezza del prato,
quando ai primi
risvegli di primavera,
si popola di margherite
e fiordalisi.
Con il pennello imbevuto
di luce e di sole
ho sfumato il delicato
colore.
Camminando sui ripidi
pendii delle mie illusioni,
sono arrivata
nel rifugio
dove onde di voci
s’intrecciano
agli anelli di fumo
delle nostre storie,
che si espandono
verso il caldo soffitto
dell’amore.
Mi sono fermata,
ho messo nello zaino
l’eco delle tue risate
e sono tornata
a valle.

Mimosa
Una gialla mimosa
colora l’attesa
di sogni sospesi
nel tempo che ritorna.

Il ramo tra le mani
era il tuo ardito
credo nella lotta,
nei capelli esaltava il desiderio
di essere donna nella storia.

Pulsa ancora nei floridi
fiori di sole
la tua fragranza di vita
e si adagia sul ramo
sbiadito nel vaso. 

Viene d’aprile la luce
che traspare al crepuscolo
sul fiume.

Sfilano leggeri i cigni
sulle morbide acque
in un soffio di fronde.

Attende la barca
abbandonata alla riva
un lieve cullar dell’onda.

Lasciato il vecchio mulino
regno di antichi gorgheggi
camminiamo oltre il ponte
e di nuovo verso le case.

Posa la luna sui nostri
sguardi il suo
tacito dominio.

Un canto lungo il sentiero,
distoglie il dialogar raccolto,
già sento un palpito
verso la pace della tarda sera.

Risvegli
Ora che intorno germoglia
la radice addormentata
nel guscio dell’inverno,
sul viso una carezza
di brezza.

Frusta il vento
le corde ondeggianti
del salice.

Sostano gli occhi
stanchi di ombre
dentro i sogni
a temperare la notte,
fino al limitare dell’alba.

Nell’aria di un altro giorno
cercano
liriche e boccioli
illuminati dal sole.
Qui sotto riportata la prefazione all’opera “IL CANTO DELL’ANIMA” ed alcune poesie tratte da essa:
La poesia di Wilma Bertasi rappresenta la linfa vitale che alimenta l’insopprimibile desiderio di ricreare una trama lirica che diventi un “canto dell’anima”. Quasi in un processo magico e misterioso, tutto diventa ispirazione, così il “respiro” d’ogni giorno anche nell’assaporare momenti semplici del vivere quotidiano, il corpo nella luce calda del sole, uno sguardo d’amore che si fa dono, o scrutare la luna? “chiara e luminosa” come non ci fosse notte posseduta dalle tenebre: ed ogni più labile emozione è pervasa da magiche atmosfere.
Ecco allora che il suo sguardo, liricamente attento e profondamente sensibile, si apre ed espande la visuale ad una nuova dimensione: quasi gli occhi “spezzassero l’ultimo squarcio di sogno nella notte”. E Lei, completamente immersa nell’esistere, lascia scorrere libere le emozioni, i desideri, le visioni che si sono generate, sovrapposte e plasmate, seguendo un ciclo emozionale che non conosce limitazioni dettate dall’umano vivere.
La sua voce emerge prepotente ad innalzare il sentimento puro, autentico, limpido quasi ad avvicinarsi ad una chiarezza dell’anima che non conosce ombre ed inevitabili offuscamenti: e quella voce, ritrovata dopo le dispersioni dell’esistere, quell’entusiasmo creduto ormai assopito, dissepolto dalle zone profonde dell’Io, ritornano nel loro fulgore naturale, nel loro splendore accecante. I ricordi risvegliano l’anima a “nuove stagioni”, si riaccende il desiderio d’amore nello sguardo ai fenomeni naturali, alla stessa nuova ed improrogabile voglia d’amore.
La voce della poesia si accompagna con l’immersione nei silenzi che rendono possibile l’esplosione di tempeste sentimentali, che mettono in ascolto del cuore, che conducono nelle zone più elevate dove regna la quiete. E poi si verificano lampi improvvisi nell’avanzare liberi nella vita, tra inaspettate luci, stupori, melodie della natura: e si dissolvono i misteri in un oceano di sensazioni che copre i giorni della vita e le poesie sono barche in mezzo al mare che fanno i conti con i flutti e gli ondeggiamenti in mare aperto, fino a farsi esse stesse tempeste nella tempesta primigenia.
Ogni giorno ritorna un profumo nuovo come giungesse da una nuova dimensione sempre ricercata, come a veleggiare fino all’utlimo confine, fino all’ultima luce. Nel silenzio del cuore, in ascolto di un’armonia vitale che nasce da un pensiero d’amore, la lenta emersione dalla profondità dell’anima non può che condurre alla illuminazione della parola, all’espansione d’ogni incanto, alla quiete d’un sogno.
Wilma Bertasi, “caparbiamente in volo sulla vita”, raccoglie le tracce e le vibranti emozioni nelle simmetrie poetiche, nelle visioni permeate da un sentimento puro, inattaccabile da agenti esterni, estraneo alle artificiosità e si spinge oltre i confini “per cibarsi di sogni in cerca di cieli”.
La sua poesia diventa l’universo silenzioso eppure internamente fragoroso che scioglie le asprezze, che dispiega ad un nuovo canto le parole lasciate e dimenticate e, infine, come a farsi abbandono del cuore, la parola ritrova l’armonia, il significato ultimo.
Alla ricerca della verità, accarezzando le passioni, riaffiora il sorriso alla vita e nella poesia “Occhi” lo sguardo di Wilma Bertasi si fa penetrante anche in una dimensione insondabile ed è luce che pervade “lo specchio delle emozioni”: “Credo negli occhi, quando/raggiunto il crepuscolo,/si adagiano sul morbido selciato/della memoria, chiusi nel sonno,/per esplorare la notte”. Ecco allora che gli smarrimenti svaniscono e le ricerche espandono le possibilità concesse.
E, senza dubbio, Wilma Bertasi apre il ventaglio delle occasioni luminose… nel “sereno divenire” d’una donna e del suo canto dell’anima.

 

Massimo Barile

 

Desiderata (vita)
Chiuso in un sorso di vita,
il respiro del giorno
è nell’aroma di caffè,
quando guardo oltre la finestra
la luce calda del sole spuntare.
Desiderio è toccare
la fragranza di gelsomino
quando si apre alla stagione desidera.
E la tua mano accarezza nel crepuscolo
il contatto di foglie
intorno alla vecchia casa.
Il mio sguardo alla luna
chiara e luminosa ogni sera,
libero nel verso rimasto fugace
nutrimento al mio universo.
Desiderare tutto questo ogni giorno
e riceverlo in dono
per regalarlo
in un sguardo d’amore.

Diurna sequenza
Ho spezzato con gli occhi
l’ultimo squarcio di sogno della notte.
Ho aperto lo sguardo
con una pennellata di vento
per affilare la piccola ruga
rimasta dalla notte.
Mi sono ritrovata immersa
Nell’esistere
nell’immediata sequenza del tempo.
Ho infilato nelle tasche
le mani intrise di desideri e
piccole ambizioni.
Ho lasciato che slabbrati sorrisi
Celassero piccoli conflitti visivi.
Di tanto in tanto ho dischiuso
I pugni in cerca di piccoli
strappi nella tela delle illusioni
così che il pallido sole
allontanasse l’eco dei lampi
e scivolasse dietro una nuvola.
Forse domani arriverà la pioggia
a ripulire il lieve terriccio rimasto
appiccicato in fondo alle tasche.

La voce della poesia
Questa notte una betulla
s’è levata sull’erba
del giardino.
Le foglie nel fruscio del vento
hanno dato musica.

Ho lasciato tra i rami
il mio respiro accarezzato
dal soffio d’ispirazione.

Ha trovato voce
nel sentimento chiaro
della terra che ha preso
la mia notte
nel suo dolce canto.

A mio padre
Quando il raggio di luna
illumina il solco di rughe
sul viso, ritrovo
il tuo sguardo nella sera.
Riposa la tua mente
sulla sedia e sbriciola
ricordi a risvegliare
entusiasmi assopiti.
Il tempo accompagna
le stagioni e lascia
la fretta del mio passo
al tuo lento incedere.
Scrutano gli occhi
l’ultimo sguardo di luna,
accanto alla nuova voglia d’amore.
M’immergo nel tuo volto
mostrato a nuova tenerezza
Raccolgo i lunghi silenzi
in attimi di emozioni,
con l’anima pronta
ad ascoltare i rumori del cuore.

Giugno
Improvviso un lampo
ghermisce la pace
del pomeriggio
sul divenire
di un esercito di papaveri.
Avanzano liberi
in un cielo di spighe.

Altissimo
Cammino in una bolla
Di stupore e arrivo in cima
Dove cielo e terra si fondono
In un impasto di luce riflessa.

Occhi illuminati a immagine,
arpeggiano piano
sul filo del vento
dove bellezza è immersa
nel più profondo silenzio.

Rosa del deserto
Dalle ombre notturne
spogliato
ogni mistero si dissolve
e al rientro di luce
il sogno diventa
ospite atteso.

Il desiderio riveste lo sguardo
di pelle solare,
nel lieve rifugio
già vibra di respiro.

Dove il crepuscolo
ha lasciato il suo riflesso d’emozione
mi sorprendo a gustare
il fiato di domani,
in un bacio di rosa fatto di sabbia.
Vorrei suonare quei violini
Sul mare dove appoggia
la mia vita veleggio lontano,
come donna rapita
che gronda salsedine nell’acqua.

Appostata in un angolo di cielo
rimango nella pace del giorno
fino al margine
dell’ultima luce che sale.

Vinta l’onda vorrei suonare
quei violini che solo a sera
m’innalzano a stella.

Nel silenzio del cuore
che batte del suono divino
di questa musica vorrei lasciarmi
alla notte con il solo pensiero
che conduce all’amore.

Le mie Poesie
Le mie poesie sono come i risvegli
nei mattini di primavera quando
lo sguardo si adagia sul prato
e ritrova il profumo
del giorno.

Le mie poesie sono come la tempesta
in mare aperto lasciano sull’acqua
cerchi spumeggianti
in controluce.

Le mie poesie sono come il rumore dei
fuochi nelle sere d’estate,
lasciano cascate di luci
e sfavillano veloci e leggeri
davanti ai nostri occhi.

Le mie poesie sono come il rumore
della legna che brucia sul camino
nelle sere d’inverno,
lasciano nel cuore
il tepore caldo del fuoco.

L’ora venuta dal mare
È un giaciglio il nostro cuore
dove respiri di silenzio
accendono emozioni.

L’amore ha qui la pace
È nido che riscalda
e rende docile lo sguardo.

Il sole arriva all’improvviso
e si posa sulla calma
del pensiero.

Pronto a illuminare
tra tempeste
e docili abbandoni.

Quando è l’ora degli uccelli
in cerca di slargo nei tenui tramonti
è la mente che si apre al volo libero.

Prima che le ombre della sera
raccolgano l’eco dei gabbiani
per lasciare nell’aria il fiato di parole
venute dalle labbra in cerca di futuro.

Pantelleria
Dove il mare entra nel mattino
un dammuso immerso nel silenzio
si apre a un cuore di cactus.

Lontano un ragliare d’asino,
infrange il silenzio
inabissato nella pietra
dietro il sole.

Cespugli di ginestre
mossi dal vento sfiorano
cupole bianche adagiate
come uova di struzzo
in ceste di pietra lunare.

Si distendono nel verde,
lasciando lo sguardo libero
nel mare d’aprile.